
La guerra tra USA e Iran, come ben sapete, è arrivata all’undicesimo giorno consecutivo, con diverse città iraniane e diverse basi militari statunitensi dislocate nel Medio Oriente pesantemente colpite. L’Iran non si arrende e la guerra per gli USA è arrivata attualmente a costare ben 37,5 miliardi di dollari. Lo ha dichiarato ieri Pete Hegseth, nominato da Donald Trump Segretario alla Guerra degli Stati Uniti d’America, davanti alla Commissione Stanziamenti del Senato.
È palese che hanno fatto male i calcoli e che i persiani orgogliosamente non si arrendono.
Inoltre il conflitto se prima era solo tra “USA vs Iran”, adesso si è recentemente allargato con il fronte del Mar Rosso, dove i ribelli Houthi dello Yemen che hanno annunciato infatti un “embargo marittimo immediato” contro i porti dell’Arabia Saudita, minacciando di colpire le petroliere dirette ai porti del regno lungo lo stretto marittimo di Bab el-Mandeb.
Ciò significherà solo una cosa: che se prima il 12% del commercio mondiale passava per quello stretto e poi successivamente si dirigeva verso il canale egiziano di Suez, adesso passerà attraverso la rotta marittima alternativa del Capo di Buona Speranza in Sudafrica, con però un conseguente aumento dei costi di trasporto e dei tempi di navigazione.
Ergo un ulteriore mazzata all’economia e approvvigionamenti per gli europei ed una specie di revival dell’antica rotta sudafricana prima che nel 1869 fosse costruito e inaugurato il canale di Suez. Concludo con queste due note che mi preme molto dirvele:
1) La parola araba “Bab El Mandeb” lo sapete che in italiano si traduce come “La porta del Lamento Funebre”? Ecco……il lamento funebre che sento io è quello dell’economia italiana, europea, saudita ed egiziana, che vedrà calare drasticamente gli introiti derivanti dal passaggio delle navi nel canale di Suez.
2) in questi giorni ho visto che molti giornali, analisti e amici sui social e siti web hanno condiviso, riportato la notizia e discusso molto sul fatto che Isabella Gonzales, soldatessa statunitense di 19 anni morta di recente in Giordania durante un bombardamento iraniano, fosse di origini latinoamericane. Premesso che mi dispiace molto per la morte di una ragazza così giovanissima, ho notato che molti fossero stupiti proprio dalle sue origini, ebbene vi dico che non è così strano.
Storicamente l’esercito come istituzione è spesso vista da fasce sociali poverissime o da minoranze etniche discriminate come un ascensore sociale di prestigio e per avere un lavoro e stipendio dignitoso, nonostante la terribile variabile da considerare, ergo che si possa morire in battaglia come carne da cannone. Di seguito vi snocciolo alcune curiosità e dati:
L’esercito USA è composto per il 40% da afroamericani e latinos;
L’esercito Italiano è composto per il 70% da meridionali, di cui solo il 14% da siciliani;
L’esercito Boliviano è composto al 90% da indigeni quechua e aymara;
L’esercito Russo è composto in buona parte da minoranze etniche siberiane tipo buriati, tuvani, yakuti, ciuvasci, udmurti e altre etnie minoritarie tipo i ceceni, dagestani e ingusci;
Anche l’esercito francese, inglese e brasiliano è composto almeno per il 20% (o forse di più) da minoranze etniche come africani o figli di immigrati;
All’epoca dell’impero britannico nel ‘700 e ‘800 anche l’esercito di sua Maestà era composto in gran parte da irlandesi e scozzesi poverissimi…
Qui sotto l’immagine della soldatessa statunitense Isabella Gonzales, originaria dello stato federale del Texas.

(Le fonti consultate per l’articolo sono: Middle East Eye, ISPI, Pete Hegseth, Alessandro Di Battista, CBS News, Analisi Difesa, IWGIA e altre fonti francesi, russe, brasiliane e anglo-americane)
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