
Nelle ultime 120 ore ho visto, analizzato e letto di tutto e di più di varie notizie geopolitiche dal mondo.
Ciò che mi lascia basito è la totale mancanza di capacità di pensiero critico e analisi in Italia su alcune vicende accadute di recente nel mondo e nel Belpaese. Ma andiamo per gradi.
Riguardo il conflitto nel martoriato Medio Oriente, pare che ci siano spiragli di tregua su uno dei conflitti più insensati che ha iniziato Donald Trump, insieme ad Israele. Come riportato da “Pakistan Today” e “L’Indipendente”, si è concluso nella notte a Lucerna (in Svizzera) la prima fase negoziale tra le delegazioni iraniana e statunitense. I mediatori di Pakistan e Qatar hanno riferito che le due parti hanno concordato una tabella di marcia per lo sviluppo, entro 60 giorni, di un accordo definitivo volto a porre fine alla guerra.
Una fine che Israele ovviamente non vede di buon’occhio e con il Primo Ministro Netanyahu che ha affermato oggi che l’esercito israeliano continuerà ad avere libertà di azione in Libano. Tradotto in parole povere, il Libano continuerà ad essere devastato dalle feroci armate sioniste.
I danni diretti agli edifici nel Libano meridionale, causati dall’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, sono stimati intorno a 1,38 miliardi di dollari, secondo quanto dichiarato da un’agenzia delle Nazioni Unite e dal Consiglio Nazionale per la Ricerca Scientifica (Cnrs), ente governativo libanese. L’inaffidabilità di Trump e Netanyahu è cosa nota e quindi non è da escludere nuovi colpi di scena.
La speranza di tutti è che ci sia una fine a questa guerra e crisi energetica che sta danneggiando tutti, Italia compresa e che ci sia uno sblocco e risuluzione definitiva nei, per ora fragili, colloqui tra iraniani e statunitensi.
Significativa è la recente notizia, non riportata da nessun telegiornale in tv, che l’Ambasciata d’Italia comunica la ripresa delle attività a Teheran a partire dal 19 giugno 2026…si spera che sia prodromica ad una nuova, seria e pragmatica politica italiana volta a riallacciare i rapporti con i persiani, con cui abbiamo tutto da guadagnare e nulla da perdere.
Riguardo l’Italia, negli ultimi 3 giorni sui notiziari non si è fatto altro che parlare dell’ultima, penosa, bagarre tra Donald Trump e Giorgia Meloni e successiva crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti. Per quanto sia logico e comprensibile che tale zuffa abbia scioccato e offeso molti italiani, ciò che più mi duole è che il popolo italico pensa che il problema sia veramente l’atteggiamento e comportamento della Meloni verso il presidente Trump (potrebbe anche essere vero che la Meloni abbia implorato qualcosa, si capisce dalla postura e mimica facciale, non si può escludere a priori tale ipotesi) ma la realtà è che la Meloni è la ciliegina sulla torta su un comportamento italiano che va avanti da ben 83 anni: ergo un vassallaggio di Roma nei confronti di Washington dal 1943.
E chi nega o finge di non vedere tale verità, per quanto dolorosa da ammettere, è altamente pregato di fare un ripasso sui libri di storia sui rapporti italo-statunitensi e sul significato di vassallaggio.
Inoltre sarà bene fare l’abitudine ai cambiamenti e comportamenti repentini di Donald Trump nei confronti dei vari vassalli europei, Giorgia Meloni compresa. Un giorno elogerà un politico europeo qualsiasi, il giorno dopo è altamente probabile che insulterà il politico che prima ha decantato con varie lodi.
Aggiungo queste tre note conclusive:
1) Se gli iraniani hanno assunto una squadra di psicologi esperti per poter dialogare meglio con Trump nei colloqui, sarà il caso di farsele due domande circa l’affidabilità, salute e stabilità mentale del presidente statunitense…
2) In seguito alla riunione del G7, dove ha partecipato anche il Brasile, in conferenza stampa il Presidente Lula ha affermato: “Le elezioni in Brasile sono un problema del Brasile, così come le elezioni americane sono un problema loro e non mio. L’unica cosa che voglio è rispetto per il Brasile, così come ne ho per gli Stati Uniti. E sebbene Trump possa dire di conoscere il Brasile grazie al suo rapporto con la famiglia Bolsonaro, in realtà non conosce il Paese. Pertanto Trump non si intrometta nelle elezioni brasiliane!” così ha concluso Lula. Perché parlo del Brasile? Le piccate affermazioni del presidente sudamericano sono in risposta alle recenti e deliranti affermazioni di Trump che aveva descritto il Brasile come un Paese “politicamente alquanto pericoloso” e aveva citato e condannato la condanna giudiziaria emessa nei confronti di Eduardo Bolsonaro da parte della Corte Suprema Federale (CSF). E così Trump incassa anche l’avvertimento del Brasile di non intromettersi e di non esagerare con i comportamenti, un “ALT” che nessun telegiornale italiano ha riportato in tv e che nessun statista europeo ha il coraggio di fare. Vi ricordo che le elezioni presidenziali in Brasile si svolgeranno il 2 ottobre di quest’anno.
3) In tutto ciò è innegabile che il prestigio diplomatico e geopolitico del Pakistan, come mediatore nei delicati colloqui tra Iran e USA, continua ad aumentare.
(Fonti: L’Indipendente, Il Fatto Quotidiano, Pakistan Today, SwissInfo, La Gazzetta del Ticino, The Times Of Israel, ONU, CNRS Libano, Khabar Online, Agencia Brasil)
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