La commovente storia dell’iraniano Abdul Muttalib Akbari.

Oggi 20 giugno con questo articolo voglio parlare e ricordare la storia di un sordomuto persiano, il cui nome era Abdul Muttalib Akbari, nato appunto il 20 giugno 1964 e morto il 9 aprile 1987.

Tale Abdul abitava nel villaggio di Shahid Abad, situato nella provincia meridionale del Fars, ed era sia sordo sia muto, ergo sordomuto fin dalla nascita. Come mestiere faceva il meccanico nel suo villaggio d’origine e sfortunatamente molte persone lo prendevano in giro perché era sordo e muto.

Durante la guerra Iran-Iraq negli anni ’80 del ‘900, Abdul perse suo cugino Gholamreza Akbari, deceduto al fronte contro gli iracheni. Un giorno andò a trovare la tomba del cugino al cimitero e santuario adiacente, dapprima provò a dire qualcosa ai parenti che però non capivano cosa volesse dire e non lo presero in considerazione. E così egli per farsi capire disegnò con il dito la forma di una tomba e scrisse “Martire Abdul Muttalib Akbari”. Quando lo videro le altre persone presenti al cimitero, lo schernirono e risero di lui, ma egli non disse niente e ritornò con calma a casa. Il giorno dopo Abdul partì per il fronte di guerra e non fu più visto. Fu martirizzato dieci giorni dopo, all’età di 23 anni, e fu sepolto esattamente dove aveva disegnato la sua tomba!

Il suo testamento recita:

Nel nome di Dio, il clemente, il misericordioso…Mi hanno riso addosso per tutta la vita, mi hanno deriso per tutto quello che dicevo. Io volevo amare le persone ma mi trattavano come se non fossi un essere umano e mi prendevano in giro. Per tutta la vita sono stato solo e non avevo nessuno con cui parlare. Ero molto solo. Ma voglio che sappiate tutti che parlavo con l’Imam Mahdi ogni giorno e mi diceva che sarei stato martirizzato”. 

E così Abdul realizzò il suo sogno di servire militarmente la patria, diventando famoso come l’unico martire iraniano sordomuto morto in guerra.

Anni dopo la guerra, nel 2019 lo scrittore Hamed Naderzadeh ha scritto la prima biografia dedicata ad Abdul e la sua storia, un libro uscito ufficialmente nel 2021 e che si intitola “Grani di Khakshir”.

Mappa geografica dell’Iran.

Al di là dell’attuale crisi medio orientale e dell’attuale conflitto tra Israele e la Persia, per dovere di cronaca e di storia, la guerra Iran-Iraq fu una delle più devastanti del Medio Oriente e durò dal 1980 al 1988.

Le ragioni della guerra, iniziata dal dittatore iracheno Saddam Hussein Abd El-majid Al-Tikriti con il sostegno occidentale, furono varie tra cui: evitare che gli iracheni sciiti seguissero l’esempio della rivoluzione islamica sciita avvenuta in Persia, affermarsi come leader del mondo arabo e musulmano in generale e conquistare le regioni iraniane ricche di petrolio vicine al confine.

Nel 1980 l’esercito iracheno attaccò l’Iran, mentre quest’ultimo respinse l’attacco e passo al contrattacco nel 1983. Fu così che iniziò una logorante guerra di trincea, che lasciò sul campo migliaia di morti e feriti. Sui morti iracheni e persiani non abbiamo cifre precise ma si stima che insieme si aggirano intorno al milione. Dal lato di Teheran lo storico Ervand Abrahamian aggiunge che altri 30 mila soldati persiani morirono in seguito alle ferite subite in battaglia, altri 40 mila subirono mutilazioni e disabilità gravi ed altri 20 mila subirono lo “shock di guerra”, cioè impazzirono mentalmente.

Inoltre il piccolo villaggio persiano di Shahid Abad, pagò anche il più alto tributo di sangue di tutta la Persia durante gli otto anni di guerra, con 46 volontari morti in battaglia, tra cui il sordomuto Abdul.

Questo articolo è dedicato ad Abdul Muttalib Akbari, la cui storia merita visibilità essendo famosa in patria ma completamente sconosciuta nel resto del mondo e qui in Italia…

Le fonti consultate per l’articolo sono:

1) il quotidiano online “ISNA” (Iranian Student National Agency).

2) il libro “Storia dell’Iran. Dai primi del Novecento a oggi” di Ervand Abrahamian.

3) il libro “Storia Contemporanea, dal mondo europeo al mondo senza centro” di Adriano Roccucci e Lucio Caracciolo.

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