Il Pakistan nel 2026: tra problemi interni irrisolti e proiezione politica internazionale. Storia e Geopolitica di una semisconosciuta potenza regionale.

Il Ministero degli esteri pakistano, di recente, ha accettato l’invito a unirsi al Comitato di Pace di Gaza (in Palestina) con l’obiettivo di raggiungere una pace duratura nella martoriata striscia. Il Pakistan, nella dichiarazione rilasciata dal succitato ministero, infatti esprime la speranza che, con la creazione di questo Comitato, vengano adottati passi concreti verso l’attuazione di un cessate il fuoco permanente, un ulteriore incremento degli aiuti umanitari per i palestinesi e la ricostruzione della città di Gaza.

Inoltre pochi giorni fa il presidente pakistano Asif Alì Zardari ha visitato il Bahrein per intensificare i rapporti commerciali e valutare le varie possibilità di investimenti. Sempre il Presidente Zardari ha affermato che la posizione del Pakistan, al crocevia tra Asia meridionale, Asia centrale, Cina e Medio Oriente, offre un vantaggio logistico e commerciale unico che dev’essere sfruttato ed ha auspicato ad una maggiore apertura ai ricchissimi paesi arabi del golfo. Un crocevia strategico sapientemente sfruttato dal Bahrein, che sta già investendo da anni in modo ingente nel settore bancario e finanziario in Pakistan. E con la recente visita del presidente Pakistano, inutile dire che saranno rafforzati ulteriormente i rapporti diplomatici e commerciali.

La scelta del paese asiatico di unirsi al Comitato e di intensificare i rapporti con le petro-monarchie arabe del Golfo non è inusuale, bensì frutto di una strategia di geopolitica ben precisa volta a fare di Islamabad un attore attivo e non passivo dei principali teatri geopolitici mondiali.

Il Pakistan, un paese islamico fortemente voluto da Muhammad Alì Jinnah negli anni ’40 del secolo scorso durante la Spartizione dell’India Britannica e che oggi è considerato il Padre fondatore della nazione, proprio in virtù dei complicati rapporti con il gigante indiano a est e al confine condiviso con il martoriato Afghanistan oggi in mano ai talebani a ovest, vistosi stretto ai lati ha trovato naturale sfruttare la sua proiezione marittima ed i strategici porti di Karachi e Gwadar nel Mare Arabico per intrecciare rapporti commerciali con il resto del mondo e in particolare con la vicina e ricchissima penisola arabica.

Ecco uno dei tanti motivi del perché ad esempio il Bahrein è importante per Islamabad, oltre alla ingente immigrazione pakistana verso il Bahrein e altri paesi arabi del Medio Oriente. Snocciolando alcuni numeri rilasciati dal Ministero dei pakistani all’estero e dello sviluppo delle risorse umane, si contano 1.800.000 di pakistani in Arabia Saudita, 1.600.000 negli Emirati Arabi Uniti, oltre 339 mila in Kuwait, oltre 200 mila sia in Oman sia in Qatar e oltre 100 mila in Bahrein…Tutti in cerca di migliori condizioni di vita o anche solo per affari che magari in patria era difficile fare.

Ciò che affligge il Paese della Valle dell’Indo è un insieme di fattori e problemi complessi, tra cui la sovrappopolazione, il terrorismo, la povertà, l’analfabetismo, la corruzione e il potenziale in buona parte inespresso delle sue ingenti risorse. Risorse che la classe dirigente pakistana ha ben compreso e che oggi intende dare il giusto valore e sfruttamento. Infatti fervono i preparativi per ospitare un importante Forum sugli investimenti minerari ad aprile, una mossa strategica volta a trasformare le vaste e in gran parte inutilizzate risorse minerarie. Risorse quali: rame, oro, ferro, litio e terre rare per un valore complessivo pari a 1000 miliardi di dollari. Si avete letto bene: mille miliardi! È facile prevedere che aziende cinesi, arabe e di altri paesi non vedano l’ora di fare affari e investimenti per alimentare la loro imponente crescita industriale e nel campo delle tecnologie.

Oltre all’attività diplomatica del presidente, anche altri politici e ministri del paese stanno alacremente lavorando e intrecciando nuovi accordi commerciali.

Ad esempio il Primo Ministro Shehbaz Sharif, di recente ha tenuto un discorso al Laboratorio Nazionale sulla provincia del Khyber Pakhtunkhwa, nella quale ha detto che loda i sacrifici della regione nella lotta al terrorismo, promettendo una lotta unita contro il terrorismo e uno sviluppo nazionale inclusivo, inoltre ha anche reso omaggio ai 100.000 martiri, tra cui personale di sicurezza e civili, che hanno perso la vita nella lotta contro il terrorismo sia nella provincia sia a livello nazionale. Sharif ha proseguito nel discorso affermando che ribadisce il desiderio del Pakistan di instaurare relazioni pacifiche con l’Afghanistan e contemporaneamente salvaguardare la sicurezza nazionale. Ha espresso rammarico anche per alcune decisioni sbagliate prese dopo il 2018, tra cui il rilascio di militanti jihadisti incalliti e il rimpatrio di migliaia di persone dall’Afghanistan, che a suo dire hanno portato a una recrudescenza del terrorismo. Il Primo Ministro ha ribadito l’auspicio del Pakistan di instaurare relazioni pacifiche e fraterne con l’Afghanistan, sottolineando che il Paese ha anche generosamente accolto milioni di rifugiati afghani per decenni. Tuttavia, ha espresso preoccupazione per l’incapacità dei successivi governi afghani, tra cui gli attuali talebani, di impedire ai gruppi terroristici di operare dal suolo afghano, affermando che al Pakistan non resta altra scelta che adottare misure drastiche per salvaguardare la propria popolazione e sovranità.

Riguardo le vittime pakistane (civili, militari e terroristi) dal 2001, data di inizio della guerra Statunitense al terrorismo e in Afghanistan, fino ad oggi le cifre sono discordanti. Secondo Islamabad sono 100 mila, secondo il “South Asia Terrorism Portal” invece ne sarebbero 73 mila. Probabilmente la verità sta nel mezzo.

Il Primo Ministro ha proseguito il discorso con l’annunciare l’istituzione di un complesso dedicato alle vittime del terrorismo, in particolare quelle colpite dalla guerra, ed una struttura per la riabilitazione dei disabili e mutilati a causa del terrorismo. Degno di nota è il sostegno governativo con lo stanziamento di 800 miliardi di rupie alla provincia del Khyber Pakhtunkhwa e l’aumento del 100% delle risorse per la provincia del Belucistan nell’ambito del “Premio NFC” del 2010. Sottolineando il sostegno federale alle province, il Primo Ministro nel discorso ha anche ricordato che, nell’ambito del succitato premio, tutte le province hanno concordato di destinare l’1% del fondo divisibile al Khyber Pakhtunkhwa in riconoscimento dei suoi sacrifici nella lotta al terrorismo. Analogamente, anche il Belucistan ha ricevuto un aumento del 100% della sua quota di risorse, mentre il Punjab pakistano ha volontariamente sacrificato parte della sua quota. Per chi non lo sapesse il Premio NFC è il “National Finance Commission Award”, in italiano è tradotto come “Premio della Commissione nazionale delle Finanze”. Sono una serie di programmi economici pianificati ed emanati dal 1951, e tali programmi servono per ridurre e controllare le disuguaglianze e squilibri finanziari tra le 4 principali province pakistane, al fine di gestirle in modo più equo. L’ultimo e settimo premio NFC è stato varato proprio nel 2010, tutt’ora in vigore. Il Primo Ministro Sharif ha concluso il suo prolisso discorso elogiando i sforzi del suo governo per ridurre l’inflazione, crollata dal 30% al 5,5% ed infine elogiando i stretti rapporti commerciali con la Cina e l’attuale formazione di 1.000 giovani laureati in agraria provenienti da tutto il Pakistan nelle migliori università cinesi.

Oltre alla Cina, anche l’Uzbekistan sta tessendo intensi e sempre più crescenti rapporti economici con il Pakistan, raggiungendo quasi il mezzo miliardo di scambi commerciali reciproci. E tali scambi sono il risultato del Partenariato Strategico firmato tra Islamabad e Tashkent nel 2021 in materia di commercio, trasporti, agricoltura, scienza, istruzione, cultura e sicurezza, aprendo una nuova e storica fase di crescita e integrazione regionale tra l’Asia Centrale e la Valle dell’Indo.

A proposito di crescita si deve anche citare il recente incontro tra il ministro per la sicurezza alimentare del Pakistan, Rana Tanveer Hussain, e l’Alto Commissario australiano Timothy Kane a Islamabad; dove Hussain ha espresso il desiderio del governo pakistano di avvalersi delle avanzate competenze agricole dell’Australia per migliorare la produttività, in particolare nel contesto delle crescenti sfide globali in materia di sicurezza alimentare. L’incontro si è concluso con la decisione di approfondire la cooperazione in ambito agricolo e zootecnico attraverso la collaborazione tecnica, un migliore accesso al mercato e l’aumento delle esportazioni di mango in Australia. La cooperazione pachistano-australiana è degna di nota ed è il risultato di un passato comune di entrambe le nazioni, perché entrambi i paesi fanno parte del Commonwealth britannico, in passato sono state colonie inglesi e, come nel caso cinese, anche nel Paese dei canguri moltissimi studenti pachistani si stanno formando nelle migliori università australiane.

Tra i pochi paesi confinanti con il Pakistan, figura anche la Persia, al centro dell’attenzione mondiale a causa delle recenti e violente proteste che hanno scosso il paese e le minacce israelo-statunitensi al governo degli Ayatollah di rovesciarlo. Proprio pochi giorni fa il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi e il suo omologo pakistano Muhammad Ishaq Dar hanno parlato degli ultimi sviluppi in Iran e delle questioni regionali. Nel corso di una conversazione telefonica, i due diplomatici hanno discusso della situazione attuale in Iran e hanno parlato anche di un’ampia gamma di questioni regionali; ma soprattutto si sottolinea che il ministro degli Esteri pakistano ha espresso la speranza che la pace e la stabilità nella regione possano durare a lungo e condannato le ingerenze straniere nelle proteste in Iran.

Le speranze pachistane sulla pace e stabilità sono comprensibili in virtù del fatto che nelle stanze dei bottoni a Islamabad sanno bene cosa sia l’instabilità, il terrorismo, le ingerenze straniere e le guerre. E per questo il Pakistan, dopo gli scontri con l’India tra aprile e maggio, nel giugno 2025 annunciò il varo e l’aumento del bilancio per la difesa ammontante a 2,55 trilioni di rupie pakistane (cioè 7,6 miliardi di euro) per il biennio 2025-26. E qualcuno, le preoccupazioni e la grandezza dell’apparato militare pakistano, sembra averlo ben compreso, in primis l’Arabia Saudita. Non a caso Riyad, in seguito all’inaspettato e scioccante attacco israeliano in Qatar nel settembre del 2025, per proteggersi dalla ben nota aggressività di Tel Aviv, qualche giorno dopo firmò con Islamabad un accordo di mutua difesa strategica, che prevede anche la protezione nucleare pakistana nei confronti dello stato arabo.

Un accordo di grande portata storica e geopolitica che ha cambiato totalmente le carte in regola anche nel Medio Oriente, dove la preminenza e deterrenza nucleare israeliana è venuta meno. Infatti mi preme sottolineare che la Repubblica Islamica Federale del Pakistan è tutt’ora l’UNICA nazione musulmana ad avere armi nucleari. Armi nucleari ottenute tra gli anni ‘60, ‘70 e ‘80 del ‘900 grazie all’aiuto e collaborazione europea, canadese, statunitense e cinese.

Oltre all’aumento delle spese militari e l’accordo nucleare succitato, cito anche l’ingrandimento delle industrie militari pachistane che pongono la nazione nella condizione di raggiungere l’autosufficienza nella produzione nazionale, in particolare quella di aerei militari. Ad esempio il “Pakistan Aeronautical Complex” (PAC) di Kamra, la spina dorsale industriale della Forza Aerea del Pakistan e l’impresa di difesa statale più redditizia del Paese, di recente è entrato in una nuova importante fase di espansione dei suoi stabilimenti produttivi, per far fronte all’ingente produzione di aerei. In particolare dei aerei da addestramento e caccia militari “JF-17 Thunder” e “PAC Super Mushak”. Il primo prodotto congiuntamente con la Cina, il secondo prodotto interamente in Pakistan e usato dall’aviazione militare pakistana e richiesto anche all’estero, in particolare dall’aeronautica turca, saudita, irachena e persiana. Inoltre Islamabad, nelle ultime settimane, ha firmato pacchetti di difesa completo da 4 miliardi di dollari con l’Esercito nazionale libico di Haftar, un accordo da 1,5 miliardi di dollari con l’esercito Sudanese e poi ci sono negoziati in corso con Iraq, Indonesia, Bangladesh, Qatar, Egitto e altre nazioni per la vendita del caccia “JF-17 Thunder”, per un valore approssimativo di 20-25 miliardi di dollari. Tutti questi accordi e affari pongono così il Pakistan come uno dei più importanti e recenti esportatore di armi, in particolare nel settore delle forze aeree. Non a caso il recente dibattito dominante in Pakistan, e sempre più in tutta la regione asiatica, ruota attorno al potenziale di esportazione di prodotti per la difesa e ai partenariati militari firmati dal Paese…Un potenziale e crescita a cui i turchi guardano con attenzione. Infatti negli ultimi giorni gira voce che Ankara sia desiderosa di firmare un potenziale patto di difesa che coinvolga Turchia, Arabia Saudita e Pakistan….

Non c’è nulla di certo per ora, ma se fosse confermato e firmato concretamente tale patto, cambierebbe ulteriormente gli equilibri regionali in Medio Oriente e nel Subcontinente indiano, portando Islamabad in una posizione di forza grazie anche al suo arsenale nucleare come deterrente. Si vedrà l’evolversi della situazione….

Dulcis in fundo, per conoscere meglio il Pakistan, elenco una serie di curiosità storico-geopolitiche per sottolineare ulteriormente l’importanza e impatto del paese asiatico.

1) È l’unica nazione musulmana ad avere le armi atomiche.

2) È grande quasi 800 mila kmq, ha una popolazione di 252 milioni di abitanti ed ha un PIL di 410 miliardi. Le lingue ufficiali sono l’Urdu e l’inglese.

3) Insieme alla gigante e confinante India, si rese indipendente dall’Impero inglese nel 1947 e proclamò l’indipendenza nel 1956, diventando una Repubblica Islamica Parlamentare Federale con capitale Islamabad, quest’ultima tradotta in Italiano significa “Città dell’Islam”.

4) Sebbene sia un paese a maggioranza musulmana (il 96% della popolazione) ci sono anche minoranze religiose appartenenti al cristianesimo, buddhismo, induismo, zoroastrismo e paganesimo Kalash. Infatti nella bandiera Pakistana a destra il verde, la mezzaluna e la stella islamica rappresentano l’islam, mentre la striscia verticale bianca a sinistra rappresenta le minoranze religiose! E suddetta bandiera fu disegnata proprio da Muhammad Alì Jinnah.

5) Muhammad Alì Jinnah è considerato il padre fondatore della nazione. Avvocato e politico di fede islamica, quando si sposò la seconda volta, lo fece proprio con Rattanbai Petit, coniugata Jinnah, che era di fede zoroastriana e appartenente ad una ricca famiglia zoroastriana di Mumbai.

6) L’attuale Presidente Asif Alì Zardari, in carica dal 2024, è il primo capo di stato pakistano nato dopo l’indipendenza del paese dal Regno Unito. P.s: per chi non lo sapesse il Pakistan si rese indipendente nel 1947 e fino al 1955 fu parte del Commonwealth britannico con la Regina Elisabetta come Capo di stato, in seguito si è munito di una sua costituzione, Presidente e Primo Ministro propri, senza la casa reale inglese.

7) il Pakistan è stato il primo paese musulmano ad avere un Primo Ministro donna, ergo Benazir Bhutto. Fu Primo Ministro del Pakistan per ben due volte: dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996.

8) Ed infine il nome Pakistan è tradotto in italiano come “La Terra dei Puri”. Deriva da “Pak”, che in urdu e in persiano significa “puro di spirito”, e “stan”, suffisso in lingua persiana che sta per “La terra di”.

  • (Le fonti consultate per l’articolo sono: Pakistan Today, Ministero degli Affari Esteri del Pakistan, Paktribune, News of Bahrein, Ministero dei pakistani all’estero e dello sviluppo delle risorse umane, Associated Press Of Pakistan, South Asia Terrorism Portal, Dawn, Urdu Point, Tasnim News Agency, Ministero delle Finanze del Pakistan, The Express Tribune, Times Of Islamabad, Defense Security Asia, Worldometer, CeSi, Notizie Geopolitiche, Analisi Difesa, ISPI)
  • L’immagine all’inizio dell’articolo è un disegno fatto personalmente da me, che raffigura la mappa del Pakistan.

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