
Negli ultimi anni, in Italia ed Europa, si sta’ verificando un particolare fenomeno scolastico-religioso con l’avvicinarsi delle feste natalizie. A cosa mi riferisco? Alla ormai classica diatriba se nelle canzoncine di natale si debba citare Gesù Cristo o se toglierlo per non urtare gli studenti di religioni diverse, ad esempio gli islamici….Ed in seguito vengono partorite canzoni alquanto bizzarre tipo “Din Don Dan” et similia.
A livello religioso e in quanto storico bisogna chiarire che:
1) innanzitutto Gesù Cristo NON è mai nato il 25 dicembre, la bibbia non dice quando nasce il Messia. Il Natale in sé è una festa di origine pagana.
2) togliere Gesù dalle canzoni non solo è un gesto blasfemo e irrispettoso nei confronti di Gesù e nei confronti del cristianesimo, ma anche nei confronti dei musulmani visto e considerato che anche Gesù è uno dei profeti più importanti nell’Islam, dopo Abramo, Maometto e tanti altri.
3) il pericolo non sono i musulmani (a parte quella parte di fanatici radicali o jihadisti) che ci “costringono a cambiare le nostre abitudini e feste religiose”, il vero pericolo sono gli stessi insegnanti e tutti coloro che si autocensurano e autocancellano le proprie feste in virtù di un patetico “politicamente corretto”. Ecco chi sono i veri distruttori della civiltà europea.
4) Non c’è bisogno di cancellare o modificare una festa, si sappia che in paesi che vengono considerati arretrati dal mondo occidentale, tipo il Libano, in suddetto paese levantino i cristiani e islamici cantano insieme canzoni natalizie in Chiesa! È successo proprio qualche giorno fa, dove nella Chiesa di Sant’Elia a Beirut, hanno fatto insieme un concerto. Strano ma vero…Sicuri che siano più evoluti in Europa o in Libano? A mio avviso bisognerebbe riflettere su questo, così come bisogna riflettere su quest’altro aspetto.
Ergo che in Europa oppure in Italia, parlando del nostro caso, il popolo stranamente vede l’islamizzazione, la russificazione, la cinesizzazione, insomma vede tutto tranne la statunitensizzazione che c’è in atto in Italia da più di 80 anni….
Volete una prova? Provate a pensare, quasi tutti i social tranne Tik Tok e Telegram, sono statunitensi. Quasi lo stesso dicasi per i cellulari che avete in mano. Numerosi prodotti statunitensi sono presenti dappertutto, da Amazon a Coca-Cola nelle nostre tavole.
E, in cauda venenum, cito l’uso pervasivo della lingua inglese nell’italiano, tant’è che oggi quello che viene parlato si potrebbe osare definirlo un orripilante “itanglese”.
E qui gli esempi non mancano, si dice: “establishment” al posto di classe dirigente, “meeting” invece di riunione, “call” invece di chiamata o videochiamata, “train manager” invece di capotreno, “week-end” invece di fine settimana, “stai chill” invece di stai calmo, “workshop” invece di laboratorio, “speaker ” invece di oratore, “lockdown” invece di quarantena, “blackout” invece di oscuramento e tanti altri numerosi esempi.
L’uso smodato e senza criterio dell’inglese è diventato talmente così stucchevole che rimango allibito quando, mentre leggo analisi di geopolitica sulle riviste e giornali su internet, leggo frasi tipo: “Paese X vuole creare un hub logistico per la vendita di X prodotti industriali”, e mi chiedo “ma perché complicarsi la vita usando parole inglesi senza senso se esiste un equivalente in italiano?” E il bello che l’equivalente esiste, ed è centro o polo logistico…..
Il fatto di usare in modo sconsiderato gli anglicismi è sintomo anche di un complesso di inferiorità degli italiani, che pur di apparire altolocati e meno provinciali sopprimono una lingua meravigliosa come l’italiano, erede del latino, a favore di un’altra….
Oramai gli italiani stanno correndo il rischio di diventare un po’ come gli irlandesi, che hanno quasi dimenticato la loro lingua originaria (gaelico-irlandese) in virtù della lingua inglese, cioè di quelli che li hanno solo sfruttati e maltrattati in vari modi: gli inglesi.
Di questa perdita del patrimonio linguistico se ne è accorta perfino la nuova presidente dell’Irlanda, Catherine Connolly, che appena entrata in carica quest’anno ha dichiarato che tra i suoi obiettivi del mandato è quello di voler proteggere la propria lingua gaelico-irlandese. Gli italiani dovrebbero prendere nota dagli irlandesi e soprattutto il colonialismo ed influenze esterne non si manifesta necessariamente manu militari ma anche in altri modi, tra cui anche le lingue…
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