Il declino dell’Europa spiegato tramite l’arte…

Oggi in suddetto articolo non parlerò solo di geopolitica, attualità e storia, ma il tutto sarà unito anche alla storia dell’arte, essendo anche un diplomato al liceo artistico.

Nella sostanza sarà un articolo peculiare, perché urge una riflessione su quanto sta accadendo in Europa, Italia, Olanda ed Egitto.

Diversi stati europei, tra cui anche l’Italia, finanziando e sostenendo l’Ucraina nel conflitto contro la Russia, stanno dissanguando le proprie casse statali e smantellando il proprio stato sociale per una guerra già persa in partenza, e questo è un dato di fatto. Un fatto uguale coinvolge l’Olanda.

Il cui governo locale, secondo quanto riportato da “BeleidsRadar” e dal sito web ufficiale del governo stesso, dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala nel febbraio 2022 ad oggi, il governo dei Paesi Bassi ha stanziato circa 13,6 miliardi di euro di sostegno militare all’Ucraina e per l’anno 2026 i fondi aumenteranno. L’ha confermato il ministro della difesa Ruben Brekelmans.

A destare ancora più preoccupazione sono le deliranti frasi guerrafondaie di Mark Rutte, il segretario della NATO, il quale pochi giorni fa riferendosi al conflitto russo-ucraino e ad un ipotetico attacco russo alla NATO ha affermato che: “dobbiamo essere pronti a un livello di sofferenza che i nostri nonni e bisnonni hanno vissuto”.

A parte il fatto che non si capisce perché una nazione come la Federazione Russa, ricca di risorse e con solo 146 milioni di abitanti, dovrebbe invadere l’Europa che ne ha 500 milioni e con scarse risorse energetiche?!

Senza contare le numerose invasioni europee nei confronti della Russia: partendo dai Svedesi nel ‘700, Napoleone nell’800, l’intervento alleato nella guerra civile russa nel 1918 ed infine la Germania Hitleriana. La realtà cozza fortemente contro la propaganda guerrafondaia…

Inoltre se mia bisnonna Carmela, sopravvissuta alla 2° GM, fosse viva e avesse sentito le parole di Mark Rutte, come minimo gli avrebbe dato una sonora e pacatissima lezione sull’importanza della diplomazia e su quanto sia crudele la guerra.

Però c’è un altro fatto preoccupante che merita di essere trattato.

Nell’agosto 2025, ad Amsterdam, il Museo dedicato al famoso artista Vincent Willem Van Gogh, ha rischiato seriamente la chiusura.

Il Museo infatti si trova attualmente impegnato in una disputa con il governo dei Paesi Bassi che potrebbe portare alla sua chiusura, perché il governo olandese sta venendo meno ai suoi obblighi ed impegni. L’intera vicenda è paradossale perché il museo è nato proprio da un patto storico tra lo Stato olandese e gli eredi di Van Gogh! Facciamo un passo indietro nella storia…

Nel 1962, Vincent Willem van Gogh, nipote del celebre artista, stipulò un accordo rivoluzionario con il governo: la famiglia avrebbe donato l’intera collezione alla “Fondazione Vincent van Gogh” in cambio dell’impegno statale a fornire risorse adeguate per un museo dedicato.

Un patto che oggi vacilla e che ha scandalizzato il mondo dell’arte in tutto il mondo e mette a rischio non solo un’istituzione culturale di prestigio mondiale, ma anche la conservazione di oltre 200 tele e 500 disegni del celebre artista!

E tutto ciò si collega con il fatto che il governo dei Paesi Bassi destina ingenti risorse alla guerra lasciando sguarniti altri settori e rischiando di non preservare la sua storia…nazioni di questo genere sono destinate ad una perdita della propria identità, declino e dissanguamento finanziario che si poteva benissimo evitare.

E, ripeto, tutto questo si sarebbe potuto evitare benissimo se l’Europa, invece di obbedire e seguire ciecamente come un cagnolino il modus operandi degli USA e Regno Unito nel conflitto, si fosse posta come attore geopolitico autonomo.

L’Europa deve salvare urgentemente se stessa e porsi come mediatore serio e concreto del conflitto tra russi e ucraini. Le conseguenze per non aver saputo compiere questi passi adesso si vedono e si pagano…

Le conseguenze sono: insignificante peso politico e geopolitico sulla scena mondiale, dissanguamento delle casse statali, dirottamento delle risorse unicamente solo alla guerra e mettendo a rischio la tenuta dello stato sociale dei singoli stati, poi la sanità, istruzione, storia, cultura, arte completamente a rischio.

All’inizio dell’articolo ho citato anche l’Egitto, per quale motivo? Ora vi spiego.

Il 1° novembre 2025 è stato ufficialmente inaugurato il Grande Museo Egizio del Cairo (GEM, acronimo in inglese). È stato un grande giorno per il Paese nordafricano, per l’umanità, per la storia e per l’archeologia mondiale!

Ovviamente sono stati invitati numerosi capi di Stato da tutto il mondo, la Premier italiana Giorgia Meloni purtroppo non era presente a causa di impegni già presi, ma era presente il Ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli.

Il gigantesco Museo, la cui costruzione è iniziata nel lontano 2002 a poca distanza dalle Piramidi di Giza, è costato 1 miliardo e mezzo di dollari ed occupa una superficie di 500 mila mq (più grande del Louvre francese e del British Museum per intenderci) è attualmente l’unico più grande al mondo ad ospitare ben 100.000 reperti provenienti da una sola civiltà, quella egizia.

Ripeto: un miliardo e mezzo di dollari!

È stato esposto per la prima volta nella storia tutta la collezione e corredo funerario appartenuto al famoso Faraone Tutankhamon!

Nella sostanza il Museo sarà il centro nevralgico del turismo in Egitto, dove i visitatori potranno immergersi in un meraviglioso viaggio attraverso i 7.000 anni di storia egizia, e per l’occasione il governo egiziano ha anche stampato monete e francobolli commemorativi per celebrare l’apertura del GEM, come giusto che sia.

Ed infine il Ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, l’Egittologo di fama mondiale Zahi Hawass e il direttore del Museo, Ayman Heikal, hanno affermato che l’inaugurazione è una vittoria culturale per l’Egitto e per l’umanità.

Infatti è un vittoria di immagine per l’Egitto, il quale nonostante l’inflazione al 12,5% (secondo quanto riportato da Trading Economics a novembre 2025), un economia fragile e vari problemi, deve fare i conti con il vicino conflitto e mattanza in corso nei confinanti Gaza e Sudan, il suo delicato ruolo di mediatore tra palestinesi ed israeliani, deve fare i conti con i dazi al 10% imposti dal presidente statunitense Donald Trump, e in tutta questa cornice e visione d’insieme l’Egitto riesce a fare meglio rispetto all’Olanda o Italia?

Facendo svolgere i negoziati per la pace tra Israele e Palestina a Sharm El Sheikh e inaugurando perfino un gigantesco museo storico-archeologico?

Bisognerebbe riflettere su questo aspetto, a mio avviso non considerato da nessuno……….

(Le fonti consultate per l’articolo sono: “Il Tempo”, “BeleidsRadar”, sito web ufficiale del governo olandese, il sito web ufficiale del “Van Gogh Museum”, “Egypt Independent”, “Egypt Today”, “Storica”, “Agenzia Nova”, “L’Antidiplomatico”, “The Egyptian Gazette”, “RaiNews”, “Trading Economics”, “Agence de Presse Africaine”.)

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