
Il comune di Monteverde è situato in Provincia di Avellino, nella Regione Campania.
È un piccolo e grazioso borgo di origine medievale situato in Irpinia e conta circa 700 abitanti.
Nel 2013 è entrato ufficialmente a far parte de I borghi più belli d’Italia!
È il primo comune in Italia ad essere completamente accessibile alle persone disabili e nel 2019 l’Unione Europea gli ha conferito il premio speciale “Access City Award”.

Ho incontrato il Sindaco Antonio Vella per parlare di come sia nato e in cosa consiste il progetto accessibilità del borgo.
Qui di seguito l’intervista.
Com’è nata questa attenzione per i disabili? A chi è venuta in mente l’idea di mettere in atto tutte queste accortezze nei confronti di una categoria, cioè i disabili, che storicamente trova inaccessibile molti luoghi?
L’idea è nata per una ragione molto semplice… io ancora oggi, e di questo ne vado particolarmente fiero, sono un insegnante di sostegno.
Negli anni sono state messe in piedi tante operazioni innovative di inclusione scolastica, però ad un certo punto noi capimmo che quando la scuola include bene, non sempre fa bene. Perché?
Perché l’inclusione scolastica dovrebbe avere una visione strategica, cioè collegata al proprio territorio.
Capimmo che l’operazione a scuola era limitata e iniziammo a lavorare per tentare di esportare il modello scolastico anche sul territorio di Monteverde.
A Monteverde facevamo degli eventi culturali legati all’inclusione strategica dell’accessibilità e dell’inclusione sociale, ma dopo pochi anni capimmo che tutto ciò aveva un limite, perché erano soltanto eventi e quindi bisognava trasformarla da operazione culturale ad operazione strutturale. Tutto questo avveniva intorno all’anno 2006.
Gli eventi li facevamo prima a scuola tra marzo e aprile e poi a luglio in concomitanza con lo “Spettacolo dell’Acqua”.
Avevamo la responsabilità di rompere il connubio che vige spesso nell’immaginario collettivo, vale a dire la disabilità come incapacità, ma non è assolutamente così!
Portammo il massimo della disabilità in Italia invitando la band musicale “Ladri di carrozzelle”, la ballerina Simona Atzori, il fisico nucleare Fulvio Frisone e l’attivista Claudio Imprudente, per discutere con noi e mostrare le grandi capacità e risorse della diversità.
Dopo aver svolto questi eventi abbiamo maturato un concetto di visione strategica e quindi pensammo fosse giusto passare alla fase successiva, cioè domandarci: “che cosa realmente è
l’accessibilità?”, così è nato il progetto di rendere il paese accessibile.
Quindi passando dalle scuole al paese, quali sono state le difficoltà principali che avete incontrato nel vostro percorso per rendere Monteverde accessibile?
Le difficoltà sono state tante perché i temi dell’accessibilità sono molteplici. Quando si parla di accessibilità ci si riferisce spesso alla rampa di una scala, all’ascensore, ma non è così.
L’accessibilità è un qualcosa di complesso. Bisognava rivolgersi alle diverse difficoltà per poter dire “siamo accessibili”!
Quindi pensammo che bisognava tentare di risolvere tutte le difficoltà: motorie, visive e uditive.
Perciò abbiamo mappato tutto il paese rispetto ai luoghi che secondo noi potevano essere accessibili e lo dividemmo in percorsi specifici, quali naturalistico, religioso e storico-culturale.
Abbiamo reso accessibili questi percorsi per difficoltà motorie con le barriere architettoniche, anche se quest’ultima ha un limite, cioè la pendenza non può essere superiore all’8%.
Ma in un borgo come si connubia tutto questo con un’operazione di accessibilità?
Con il superamento delle barriere, abbiamo infatti acquistato carrozzine elettriche retroguidate, dove la persona con difficoltà motoria si siede sulla carrozzina e viene accompagnata da un operatore lungo il percorso di 4 Km complessivi, compreso il Castello.
Per le difficoltà uditive e visive invece era molto più complessa l’operazione, perché non bastava il percorso tattilo-plantare (Pavimento Tattile Loges Vet Evolution), ma bisognava che questi percorsi avessero un sistema di audioguida che andasse oltre quello che era la semplice informazione. Così studiammo un modello per rendere fruibile il paese con un sistema informatizzato, vale a dire un’audioguida che accompagna le difficoltà visive e un sistema LIS (Lingua dei Segni Italiana) che legge l’informazione per persone con difficoltà uditive.

Grazie a questo progetto complesso il paese è stato reso accessibile, l’Unione Europea vi ha notato e vi ha conferito il premio speciale “Access City Award” nel 2019…
Esatto. Però durante il processo di creazione ci furono tanti problemi da affrontare, perché la vera questione
oggi dell’accessibilità è l’accoglienza!
L’accoglienza vuol dire arrivare in un posto e sapere chi ti accoglie, dove puoi dormire e mangiare, e cosa posso fare.
E sono sicuro che il modello di accoglienza per certi versi necessita di più rispetto ai processi di fruizione del territorio, perché l’accessibilità e la disabilità sono una difficoltà, ma la difficoltà va condivisa! Condivisione vuol dire mettere insieme, sentire insieme!
Ecco, l’accoglienza risponde a questo bisogno primario delle persone!
Perciò campimmo che l’operazione di accessibilità per funzionare necessitava di un modello di accoglienza innovativa e quindi abbiamo costruito un resort chiamato “L’Agorà dell’Accoglienza”, che significa “la piazza dell’accoglienza”.
Ha camere da letto e un ristorante, così quando una persona arriva in questo posto, non soltanto i disabili, può mangiare e dormire. Ma non solo… da questo resort partono i percorsi che si diramano
e si spostano lungo il paese. In questo momento stiamo anche facendo il bando per la gestione.

In conclusione, ha qualche consiglio da dare agli italiani, alle amministrazioni comunali e allo Stato riguardo la disabilità?
Penso che ogni casa comunale ha una grande responsabilità, cioè quella di valorizzare le risorse al meglio delle loro potenzialità.
Tutte le volte che in un processo inclusivo la casa comunale non tiene conto e non riesce a valorizzare le risorse, è un danno che si fa all’umanità!
Quindi l’accessibilità fondamentalmente ha questa visione, vale a dire fare in modo che ogni essere umano, a prescindere da ogni difficoltà, possa in qualche modo esprimere le proprie potenzialità.
Ecco che il concetto di accessibilità diventa ricchezza e valore per il territorio!
Io dico che noi abbiamo la responsabilità di valorizzare le risorse del territorio e le competenze della nostra comunità, perché sono queste condizioni che fanno grande la comunità!




© Foto e intervista di Vincenzo Tartaglia
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