Le minacce di Mark Rutte allo stato sociale: quale futuro?

Il Segretario generale della NATO Mark Rutte, di recente, ha parlato alla commissione Esteri-Difesa del Parlamento europeo, sottolineando urgentemente l’importanza dell’aumento della spesa militare oltre il 2% del PIL. Rinnovando anche l’appello a creare un’industria della Difesa europea più forte.

Mark Rutte.

Nella sostanza si scrive “appello” ma in realtà si legge “compiere sacrifici in nome della guerra”. Perchè Rutte non ha solo chiesto ai governi un aumento della spesa militare, ma anche dei tagli alle pensioni, alla sanità e all’istruzione scolastica…

Inoltre Rutte ha rincarato la dose; minacciando che se la spesa militare non aumenta, allora i deputati europei, cito testuali parole: “faranno corsi di lingua russa o andranno in Nuova Zelanda”.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato anche il neo-presidente USA Donald Trump, che ha affermato che gli alleati della NATO dovrebbero spendere il 5% del PIL per la difesa militare.

Inutile dire che questi aumenti, già solo il 2% potrebbero comportare numerosi tagli in vari settori, mandando in crisi il bilancio di vari paesi europei…

Basti pensare all’Italia. Roma spende 29 miliardi per la difesa militare, ergo il 1,5% del PIL. Se spendesse veramente il 2% del PIL, cioè 40 miliardi, ci sarebbero delle enormi difficoltà per raggiungere tale cifra.

Come affermato dal quotidiano di economia “QuiFinanza”: le maggiori voci nell’elenco delle uscite per l’Italia sono il sistema previdenziale (15% del Pil), quello sanitario (7,2% del Pil) e quello scolastico (4,7% del Pil).

Tutto ciò avrebbe delle ripercussioni notevoli per numerosi anziani, disabili, studenti e per la tenuta sociale del paese.

Niente di più veritiera ed accurata è la seguente immagine.

A questo punto, per l’Europa, tanto vale andare in economia di guerra, in guerra e tagliare tutto il resto, evidentemente considerato inutile…

Le fonti consultate sono: “QuiFinanza”, “Politico”, “ByoBlu”, “Euronews”.

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