
Questo articolo è stato fatto in collaborazione con il collega Nicola Agrillo, ed è suddiviso in tre parti al fine di facilitare la lettura.
PRIMA PARTE (di Vincenzo Tartaglia)
L’Europa è in preda a crisi isteriche ed elezioni politiche, tra cui alcune inconcludenti o dove cambia ben poco.
Dico crisi isteriche, perché basta guardare la reazione dei vertici dell’UE quando il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbàn, ha fatto un viaggio istituzionale e di pace prima a Kiev, poi a Mosca, Pechino e infine Washington DC.
È il caso di dirlo, Viktor Orbán è stato l’unico politico europeo lungimirante e che ha voluto incontrare i presidenti di entrambi i paesi in guerra (cioè Russia e Ucraina).
L’immagine sotto è Viktor Orbàn, Primo Ministro ungherese.

E come riporta il quotidiano ungherese “Magyar Nemzet” dall’UE sono arrivate diverse critiche riguardo la visita, soprattutto da Kiev, dove è stato detto che “si può discutere della guerra in Ucraina solo con l’Ucraina.”
Già solo questa frase è la più scollegata dalla realtà, perché per discutere di pace si deve parlare con tutte le fazioni in campo, altrimenti è inutile, diplomaticamente parlando…
Così come è stata inutile la conferenza di pace per l’Ucraina in Svizzera, dove era assente l’altra parte in guerra, cioè la Russia.
Inoltre, sempre il quotidiano ungherese, ha sottolineato che la maggior parte delle reazioni europee si sono concentrate sul fatto che Viktor Orbán non ha ricevuto l’autorizzazione dell’UE per i negoziati; quindi la visita può essere interpretata solo nel contesto delle relazioni russo-ungheresi.
La stessa cosa afferma l’ISPI: “Non ha perso tempo Viktor Orbán, che nei primi dieci giorni di presidenza ungherese del consiglio dell’UE ha girato il mondo per missioni di pace, anche senza un mandato formale.”
E il viaggio di Orbán si è concluso negli USA dove incontrerà Donald Trump e dove si è svolto il summit della NATO, nella quale molti membri dell’alleanza hanno deciso di aumentare la spesa militare, tra cui l’Italia.
E la NATO ha rilasciato una dichiarazione finale a sostegno di Kiev e lanciando un monito (leggasi minacce) a Pechino di facilitare la guerra in Ucraina, delle mosse assai diplomatiche…
La “Guerra è Pace” diceva George Orwell…
Ed infine le elezioni in Francia, che si sono rivelate quasi una “vittoria di Pirro” per Emmanuel Macron e la sinistra.
Nella sostanza il presidente Macron ha indetto le elezioni legislative anticipate, tentando l’azzardo come afferma l’ISPI, e per arginare l’estrema destra di Marine Le Pen e del suo partito, Rassemblement National.
Ma alla fine è arrivato secondo, e la Francia è passata da presunto “pericolo estrema destra” all’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon…
Inoltre i quotidiani “FranceInfo” e “La Voix du Nord” hanno di recente comunicato la notizia che il presidente Emmanuel Macron intende accettare le dimissioni del Primo Ministro, Gabriel Attal, il giorno martedì 16 luglio 2024.
L’immagine sotto è il politico francese Jean-Luc Mèlenchon.

A livello socio-demografico, è interessante notare come i 6 milioni di musulmani in Francia abbiano votato in gran parte a Mélenchon.
Tant’è vero che molti analisti geopolitici in Francia per spiegare tale fenomeno usano una parola: “Islamo-gauchisme”, cioè “Islamo-sinistra”.
Ed a tale fenomeno si ricollega alla questione sociale e demografica in Francia e la guerra a Gaza dove accadono diverse stragi per mano israeliana, e infatti l’Eliseo deve tenere sotto controllo la situazione a livello nazionale, e anche tra la popolazione musulmana (il 10% della popolazione) e la folta comunità ebraica francese (450 mila persone, il 3% a livello nazionale) per evitare scontri.
E si ricollega anche al dibattito storico sull’immigrazione in Francia e dell’identità francese, su cui fanno leva i partiti di estrema destra come Le Pen o le previsioni di Michel Houellebecq di una Francia in futuro in gran parte islamica e dove vige una sharia moderata.
Saranno evoluzioni interessanti in Francia a livello politico e sociale, nei prossimi mesi o anni…
SECONDA PARTE (di Nicola Agrillo)
Il giorno 7 luglio 2024 si sono svolte le elezioni legislative nel Regno Unito indette dall’ex premier Rishi Sunak, questa tornata elettorale ha portato alla vittoria del partito laburista guidato da Keir Starmer dopo 14 anni dall’ultima volta che erano al potere nel 2010 con Gordon Brown.
L’immagine sotto è Keir Rodney Starmer, Primo Ministro inglese.

In particolare, si è rinnovata l’elezione della “Camera dei Comuni” che si elegge ogni 5 anni, i membri in totale sono 650 con sede a palazzo di Westmister. I due principali partiti a contendersi il posto a 10, Downing street sede del governo di Londra sono il partito conservatore guidato dal leader Rishi Sunak e il partito laburista condotto da Keir Starmer, compreso il partito liberal democratico di orientamento liberale e il neonato partito di estrema destra reform uk guidato da Nigel Farage protagonista della “brexit”.
I laburisti vincitori di questa elezione legislativa si è distinto per un cambio radicale che va dal loro nuovo leader a vari spunti del loro nuovo programma di governo; infatti, Keir Starmer leader eletto nel 2020 ha dato una nuova linfa al partito spostandolo su posizioni riformiste e socialdemocratiche rispetto alle vecchie idee radicali di Jeremy Corbyn.
Il loro programma prevede una tassa su ingenti patrimoni, uno nuovo piano abitativo per le aree più disagiate del paese, protezione dei diritti dei lavoratori ed infine una transizione “green” più pragmatica e meno ideologica. In politica estera restano quasi invariate le posizioni rispetto al partito conservatore, come l’invio di nuovi armamenti all’Ucraina e l’alleanza con la Nato.
Per i “Tory” sono state elezioni disastrose segnate da varie spaccature delle diverse correnti del partito, tutto ciò comincia col governo di David Cameron che ha dovuto affrontare la crisi del debito sovrano del 2010-2011 fino alle sue dimissioni del 2016 a seguito del referendum sulla “Brexit”.
Infine andando in seguito con Boris Johnson che ha dovuto affrontare l’emergenza del covid e la guerra in Ucraina, giungendo alle sue dimissioni del 2022 che ha portato sulla poltrona di primo ministro prima Liz Truss, che durò circa 45 giorni, a Rishi Sunak.
L’immagine sotto è il politico inglese Rishi Sunak.

Il Regno Unito dovrà affrontare dopo tanto tempo di governi conservatori delle nuove sfide per l’attuale compagine di governo labour.
Fonti digitali: “Corriere della sera”, “Ansa” e “Sky news24”.
PARTE FINALE (di Vincenzo Tartaglia)
E oltre alle succitate elezioni inglesi spiegate dal mio collega, vale anche la pena notare e sottolineare alcuni dettagli politici e la reazione irlandese.
Riguardo l’immigrazione il premier Laburista, Keir Starmer, è a favore ed ha affermato di recente che il piano di deportazione degli immigrati in Ruanda è ufficialmente “morto”, al contrario dei Conservatori (cioè il partito di Rishi Sunak) e di Nigel Farage.
A riportare tale notizia sono stati il quotidiano “BBC ” e “Politico”.
Cioè il paradosso britannico è proprio questo: era contro l’immigrazione un premier di origini straniere (Rishi Sunak è indiano) anziché un inglese palesemente bianco…
Inoltre resta tutto da vedere come evolveranno i rapporti tra Regno Unito e Irlanda, anche per la famosa questione spinosa dell’Irlanda del Nord.
Di recente il Taoiseach (cioè Premier) irlandese Simon Harris ha fatto le congratulazioni a Keir Starmer ed ha affermato che spera di collaborare con lui per un rapporto diplomatico proficuo.
L’immagine sotto è Simon Harris, Primo Ministro irlandese.

Infatti il quotidiano “The Irish Times” ha affermato e sottolineato che Simon Harris spera adesso che con la vittoria di Starmer ci sia un “grande reset” nelle relazioni bilaterali anglo-irlandesi.
Un dettaglio assai interessante, vedremo come evolveranno tali relazioni…
Lascia un commento