Il Giappone e la disabilità: la storia di un rapporto travagliato

In Giappone di recente è accaduta una storica notizia!

Più precisamente il 3 luglio 2024, la Corte Suprema Giapponese ha decretato che la vecchia “Legge sulla Protezione Eugenetica” del 1948 ha violato la costituzione, ed ha ordinato al governo di risarcire i disabili e malati psichiatrici che sono stati sterilizzati in base alla vecchia legge.

La sentenza è stata unanime da parte di tutti i 15 giudici della Corte Suprema.

L’immagine sotto è la Corte Suprema

A riportare questa importante notizia è stato l’importante quotidiano locale “Nippon Hōsō Kyōkai” (NHK) e il quotidiano italiano “L’indipendente”.

Il Paese del Sol Levante e il mondo della disabilità non hanno avuto sempre dei rapporti facili.

Infatti io stesso nel luglio 2023 mi sono laureato in storia con una tesi sulla disabilità e eugenetica, e tra i vari paesi esaminati a livello storico c’era anche il Giappone! Ed è proprio di questo che vi parlerò, perché sulla condizione della disabilità in Giappone merita di essere fatta luce e divulgazione.

Partiamo dall’inizio di questa storia, perché il Giappone purtroppo ha diverse pagine nere nella sua storia nei confronti dei disabili, malati mentali e perfino persone affette dalla malattia di Hansen, universalmente nota come la lebbra.

Tutto ebbe inizio alla fine dell’Ottocento, quando il Giappone aprì le porte all’occidente, e molti missionari europei poterono constatare le pessime condizioni di vita dei lebbrosi, che venivano emarginati o espulsi nelle montagne e zone isolate, perché i giapponesi credevano che la lebbra fosse ereditaria, come tutte le altre disabilità.

Agli inizi del Novecento il governo giapponese effettuò un censimento nazionale di tutte le persone affette da lebbra, che risultarono 30 mila in totale. A partire da questo momento in poi, i lebbrosi furono rinchiusi ed isolati in appositi istituti pubblici, chiamati “lebbrosari”, sterilizzati e costretti ai lavori forzati.

Ed in un lebbrosario chiamato “Jukambo”, che fu costruito nel 1938 ed assomigliava più ad una terribile prigione speciale, morirono 22 su 92 malati lebbrosi a causa delle terribili condizioni di confinamento. “Jukambo” viene anche definita la “Auschwitz giapponese”.

I medici che si occupavano della lebbra, i cosiddetti leprologi, credevano e affermavano che l’isolamento forzato era l’unica misura efficace; ed uno dei leprologi, Kensuke Mitsuda, fu anche uno dei strenui sostenitori della sterilizzazione dei lebbrosi.

Solo un medico leprologo si oppose a questo barbaro trattamento, il dottor Noboru Ogasawara. Quest’ultimo sosteneva che la lebbra non era contagiosa e che era inutile rinchiuderli nei lebbrosari, purtroppo però fu isolato e contestato dagli altri leprologi e dal governo imperiale.

Parallelamente alle discriminazioni nei confronti dei lebbrosi, durante la seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1945, fu in vigore anche la cosiddetta “Legge di eugenetica nazionale”.

Finita la guerra, nel 1948 fu varata la cosiddetta “Legge sulla Protezione Eugenetica”, che fu in vigore fino al 1996. E in base a tale legge furono sterilizzati 16,500 malati mentali, contro la loro volontà.

Negli anni ’80 del Novecento per gli emofiliaci fu un periodo difficile, perché furono infettati da emoderivati contaminati dall’HIV, ed a rincarare la dose il governo vietò l’importazione di sacche sanguigne sicure e non infette. Il risultato fu che più di 1800 emofiliaci giapponesi furono infettati dall’HIV e più di 400 morirono, tra cui Noriyasu Akase, un attivista locale che fu il primo a querelare il governo.

Nel decennio successivo, nel 1995 finì definitivamente il programma discriminatorio di confinamento nei confronti dei lebbrosi, e come detto in precedenza, nel 1996 fu abolita la legge eugenetica.

Nel 1998 tredici giapponesi lebbrosi che erano stati in passato anche pazienti nei lebbrosari, intentarono una causa giudiziaria contro il governo, per il disumano trattamento ricevuto, e per ricevere un risarcimento.

Finalmente nel 2001 la Corte distrettuale di Kumamoto decretò che i 13 querelanti fossero risarciti e che la politica di isolamento nei confronti dei lebbrosi era illegale e contraria alla costituzione. Il governo presentò le scuse ufficiali e ovviamente risarcì le 13 vittime.

E così l’inizio del 21° secolo pareva promettente e che fosse destinato al miglioramento delle condizioni di vita dei disabili. Ma nel 2016 ci fu un’altra battuta d’arresto….

Nella notte tra il 25 e 26 luglio 2016 in un centro per disabili nella città di Sagamihara (40 km a sud-est dalla capitale Tokyo) furono uccisi 19 e feriti 25 disabili e malati mentali da un ex-dipendente del centro. Tale episodio divenne tristemente noto come il “Massacro di Sagamihara”.

L’immagine sotto è il centro per disabili di Sagamihara, dove ebbe luogo la strage.

Quando l’attentatore spiegò le motivazioni di tale macabro gesto, disse solamente “volevo liberare il mondo dai disabili”….

L’attentatore, Satoshi Uematsu, verrà condannato a morte dalla giustizia giapponese nel 2020.

Ed infine arriviamo al 2024, dove finalmente i disabili e malati mentali vittime della legge eugenetica, saranno risarciti! Giustizia è stata fatta.

Dulcis in fundo, nonostante il Giappone sia un paese all’avanguardia su molti campi, nel settore sociale e della disabilità deve fare ancora molta strada, perché lo stigma sociale è ancora oggi molto presente….

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