
Come ormai noto, la sera del 13 aprile l’Iran ha attuato il suo contrattacco ad Israele.
L’Iran ha usato diversi droni Shahed, missili da crociera Paveh e missili balistici Emad e Khorramshahr.
Checché ne dicano che Israele ha colpito e intercettato il 99% dei colpi israeliani, tale percentuale è da prendere con le pinze, anzi andrebbe abbassata lievemente.
Visto e considerato che risulta da fonti israeliane e statunitensi, che quasi tutti sono stati abbattuti, ma l’importante base israeliana di Nevatim è stata comunque gravemente colpita, insieme ad altre due/tre basi militari.
La realtà è diversa dalla propaganda e dalle dichiarazioni ufficiali.
Inoltre, molti Mass Media e politici Occidentali si sono affrettati a dire che l’effetto sorpresa dell’Iran è fallito e che quest’ultimo sta’ provocando una guerra mondiale o regionale.
La realtà è un’altra.
Innanzitutto il primo ad iniziare a provocare e soffiare sul fuoco di una guerra mondiale/regionale è Israele.
Il 1° aprile, bombardando l’ambasciata in Siria, è ovvio che stato un gesto sconsiderato perché tanto Israele si sente impunito, ma è anche una futura bomba ad orologeria e ha mutato gli equilibri del Medio Oriente.
L’Iran non vuole una guerra mondiale o regionale, non gli conviene, ma con l’attacco del 13 aprile ha mandato un messaggio del tipo:
“Caro Israele, la pazienza è finita. Come hai ben visto nell’attacco, io se voglio posso colpirti, e anche più in grande stile e più letale. Questo era solo un assaggio. Ora sei pregato di finirla di bombardarmi ambasciate e basi militari.”
E oggi, lunedì 15 aprile, il gabinetto di guerra e governo israeliano sta’ decidendo il da farsi, cioè se attaccare e come attaccare l’Iran.
Adesso il Jerusalem Post ha appena pubblicato e affermato che il premier Benjamin Netanyahu ha chiesto all’IDF “potenziali opzioni di obiettivi” per un potenziale attacco israeliano all’Iran.
Tirando le somme conclusive, si può affermare che Israele con il bombardamento dell’ambasciata si è infilato in una situazione pericolosissima, ha fatto il passo più lungo della gamba.
L’Iran invece si è difeso in base all’articolo 51 della legittima difesa.
Ora la palla spetta ad Israele che ha 2 opzioni:
Tenersi l’attacco e starsi zitta oppure contrattaccare a sua volta.
Se opterà per la seconda, è quasi certo che degenererà in una grande guerra regionale nel Medio Oriente.
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