Le rivolte dei lavoratori più importanti della storia

In queste settimane, tra gennaio e febbraio 2024, stiamo assistendo alle numerose proteste degli agricoltori che si stanno svolgendo in Europa, tra cui l’Italia.

Queste però non sono le prime proteste che avvengono, storicamente parlando.

È ovvio che le attuali proteste sono un sintomo di insofferenza degli agricoltori verso le politiche agricole europee, ma anche di malessere sociale.

Ma per cosa protestano gli agricoltori europei? C’è sempre un motivo dietro, vediamo quali.

1) Per le agevolazioni fiscali sui carburanti agricoli, che ad esempio in Germania il governo Scholz le vuole togliere.

2) Le politiche agricole europee, che toccano tematiche come: le limitazioni ai prodotti alimentari di importazione.

3) Ed infine per via delle eccessive sollecitazioni dell’UE riguardo la sostenibilità ambientale nelle colture e negli allevamenti, in nome di una tanto decantata e non ben chiara ideologia verde, o “green deal”, come viene chiamato. E in quest’ultimo caso rischiando di far chiudere aziende agricole considerate troppo “inquinanti”.

Un esempio lo sono i Paesi Bassi dove il governo, dal 2023, sta’ pensando di pagare le aziende agricole per non farle lavorare più, o di abbattere i bovini. A tale modus operandi gli agricoltori olandesi ovviamente si oppongono da mesi, visto che l’agricoltura rappresenta una fonte di reddito o di sopravvivenza per molte famiglie.

La protesta degli agricoltori olandesi

Ma vediamo le altre proteste dei lavoratori che sono accadute nel corso della storia. Cito solo quelle più importanti o significative.

Nel medioevo, più precisamente nel ‘300, nacquero le famose Corporazioni o Arti, che riunivano le persone che operavano in un preciso settore economico: tessile, artigianale e così via.

Uno dei punti principali delle Arti è che riunivano i proprietari delle botteghe, i loro apprendisti e colleghi, ma NON i loro lavoratori salariati. Quest’ultimi erano in fondo alla gerarchia, con dei salari miseri, e non avevano alcuna tutela o rappresentanza.

E spesso si ribellavano, tra le varie rivolte più importanti si citano:

1) La cosiddetta Rivolta delle Fiandre (una regione del Belgio) tra il 1323 e il 1328.

2) a Firenze il famoso “Tumulto dei Ciompi” nel 1378, dove gli operai tessili, che non avevano alcuna rappresentanza, volevano salari più dignitosi.

Inutile dire che tali proteste poi furono brutalmente represse.

Facciamo un salto nell’età moderna. Più precisamente nel ‘500 in Germania, dove nacque la famosa Riforma protestante di Martin Lutero.

Tra le varie tematiche, Lutero propose l’abolizione delle proprietà ecclesiastiche, e in questo la piccola nobiltà, i cavalieri e contadini videro un occasione per avanzare richieste di giustizia sociale, di miglioramento delle proprie condizioni di vita, contro il clero e i grandi signori feudali.

E infatti dopo si ebbe la “Guerra dei Contadini” che dilagò in tutta la Germania contro il clero e grandi signori feudali, tra il 1524 e il 1525. Fino a quando nel maggio del 1525 i contadini ribelli furono definitivamente sconfitti dai principi tedeschi nella battaglia di Frankenhausen, nella regione centrale della Turingia.

E arriviamo adesso al ‘700, in Francia con la famosa rivoluzione francese del 1789. Prima che scoppiasse tale rivoluzione, si deve ricordare che tra gli anni ’50 del ‘700 fino al 1789, la figura governativa del controllore delle finanze cambiò numerose volte, nel tentativo di sistemare l’equilibrio tra le casse statali da rimpinguare e una riforma delle tasse, troppo squilibrato appunto.

Infatti le tasse gravavano pesantemente sui contadini, che dovevano fare anche i conti con dei pessimi raccolti di grano e aumento del prezzo del pane, che era schizzato alle stelle.

E ciò ha anche portato alla rivolta contadina e popolare, insieme alla classe borghese che voleva un riconoscimento politico.

Ed il resto della rivoluzione francese dal 1789 in poi è storia. Che non starò qui a raccontare altrimenti l’articolo diventa troppo prolisso.

Infine arriviamo all’Ottocento, dove a cavallo tra la fine della prima e l’inizio della seconda rivoluzione industriale, oltre all’ovvia industrializzazione, le nuove scoperte come il treno, la crescita economica e così via, in Europa tutto ciò portò anche squilibri economici e sociali, che ridussero in povertà artigiani e piccoli imprenditori o produttori.

Tali squilibri spesso sfociarono anche in proteste o pesanti rivolte.

Ad esempio agli inizi dell’800 in Inghilterra si vide la nascita del “Movimento Luddista”, che manifestava contro lo sfruttamento e incoraggiava la distruzione delle macchine tessili. 

Successivamente, nel 1844, si ebbero le pesanti rivolte dei tessitori tedeschi e dei stampatori di cotone a Praga.

Unico collante di queste rivolte è la disperazione delle masse o degli operai che chiedevano salari più dignitosi, migliori condizioni di vita, diminuzione delle disuguaglianze, rappresentanza politica o più semplicemente essere ascoltati dai governi…

Dulcis in fundo, quest’ultima è una cosa che oggi dovrebbero fare i vertici UE a Bruxelles……ascoltare il popolo, gli agricoltori, e rileggere la storia.

Tra le fonti consultate per questo articolo, cito:

“Storia medievale” di Massimo Montanari, editori Laterza.

“L’età moderna, una storia globale” di Luigi Mascilli Migliorini, editori Laterza.

“Storia contemporanea, dal mondo europeo al mondo senza centro” di Adriano Roccucci e Lucio Caracciolo, editore Le Monnier università.

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