Che cosa si prospetta all’orizzonte…

Il nuovo anno sembra che sia partito con il botto…

Come ben saprete tutti ormai, in Giappone il 1° gennaio è accaduto un grave terremoto di magnitudo 7 a Ishikawa.

Inoltre si segnala l’allargamento dei BRICS+, dove a partire dal 1° gennaio ne sono diventati membri a pieno titolo l’Iran, l’Arabia saudita, l’Etiopia, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti.

Un ulteriore passo significativo verso il multipolarismo, da non sottovalutare, visto che questi nuovi ingressi sono nazioni piene di risorse energetiche. Tranne l’Argentina di Javier Milei che ha rifiutato di aderirvi, nonostante fosse stata ammessa come nuovo membro a partire dall’inizio di quest’anno.

Sotto la mappa dei nuovi membri BRICS+ in colore blu chiaro.

Adesso volgiamo lo sguardo in Medio Oriente, dove è sempre più infuocata la situazione.

Mappa del Medio Oriente

Il 3 gennaio (cioè ieri) c’è stato un gravissimo attentato in Iran durante la commemorazione della morte del generale Qassem Soleimani, costata la vita a più di 90 persone e oltre 200 feriti, nella città di Kerman. Ancora non si sà chi sarebbe dietro a tali attentati, l’Isis avrebbe rivendicato di essere stato lui, ma l’Iran invece ha accusato Israele e gli USA di essere dietro a tali attentati. Ipotesi non del tutto sbagliata, perché secondo quanto riportato da Analisi Difesa sembrerebbe che Israele e USA siano tra gli ipotetici mandatari dell’attentato.

Infatti Analisi Difesa afferma quanto segue:

“Considerazioni che non sgomberano il campo dall’ipotesi che Israele o Stati Uniti possano aver commissionato l’azione terroristica a qualche gruppo eversivo di oppositori del regime iraniano”. (Fonte: Analisi Difesa)

E tutto questo in Iran, a qualche giorno di distanza dalle recenti operazioni israeliane (non rivendicate) che hanno portato all’eliminazione del generale dei pasdaran iraniani Seyyed Razi Mousavi a Damasco (in Siria) il 25 dicembre 2023; e del leader numero due di Hamas Saleh al-Arouri, nella capitale libanese, il 2 gennaio 2024.

il generale iraniano Seyyed Razi Mousavi (a sinistra) con Qassem Soleimani (a destra)

Visto che l’Iran è considerato un acerrimo nemico da Israele e da Washington, andando di logica non è difficile presumere chi sia dietro a tutti questi attacchi e che siano loro quel “qualcuno” che stà soffiando sul fuoco dell’escalation in Medio Oriente.

Tra l’altro questo aggravamento delle tensione ed escalation in Libano e in generale, è stato denunciato dal centro studi italiano ISPI.

È anche notizia di oggi, 4 gennaio, che in Iraq è stato ucciso il comandante Abu Taqwa al-Saidi, delle milizie popolari irachene che hanno combattuto contro l’Isis. È stato assassinato in un attacco con droni al quartier generale nel centro della capitale irachena, Baghdad, presumibilmente dagli Stati Uniti…

Inoltre si segnala l’avviso della Germania, Canada, Svezia, UK e Danimarca ai loro concittadini di lasciare immediatamente il Libano. Non di certo un bel segnale.

Il rischio di una guerra in Libano e Medio Oriente è concreto.

Nel frattempo la mattanza a Gaza continua, con oltre 22 mila morti e 57 mila feriti.

E come se non bastasse, secondo quanto riportato dal Times of Israel il governo israeliano starebbe contrattando con varie nazioni tra cui la Repubblica del Congo (quel Congo con capitale Brazzaville, visto che ci sono ben due Congo) per trasferirci là i civili palestinesi in un presunto “reinsediamento volontario”, e che tutto ciò diventerà pian piano la politica ufficiale dello stato israeliano.

Si scrive “reinsediamento volontario” ma si legge correttamente “pulizia etnica”.

E il tratto inquietante di tutto ciò è che questo piano israeliano di trasferimenti è molto simile a ciò che fece la Germania nazista, con i famigerati piani di trasferimento degli ebrei in Madagascar, che poi non furono applicati.

Alla luce di tali fatti, è corretto secondo quanto affermato da Alessandro Orsini, ovvero che: “Israele è uno stato che ha nei piani una gigantesca operazione di pulizia etnica diversa nelle forme dall’Olocausto, ma identica nell’odio e nella finalità.”

Inoltre il Sudafrica ha avviato un procedimento legale contro lo stato di Israele, presso la Corte internazionale di giustizia ai sensi della Convenzione sul genocidio e chiede delle misure provvisorie. Sotto, l’immagine della dichiarazione del Sudafrica rilasciata alla Corte internazionale di Giustizia all’Aia.

Nel frattempo gli USA hanno lanciato un operazione contro gli Houthi Yemeniti.

Infatti quest’ultimi stanno bloccando il traffico navale lungo lo stretto di Bab-El-Mandeb, il Mar Rosso e il canale di Suez, sequestrando o colpendo con i missili tutte le navi affiliate ad Israele. L’obiettivo degli Houthi è colpire Israele con questo modus operandi e manifestare il proprio sostegno ai palestinesi. Allego la mappa geografica della zona, lo Yemen è quello indicato in rosso.

Al canale di Suez e nel porto israeliano di Eilat le navi portacontainer non ci vanno più, perché hanno paura dei missili Houthi, con gravi ripercussioni sull’economia e commercio mondiale.

Infatti molte compagnie navali adesso preferiscono circumnavigare l’Africa per arrivare in Europa, ma ciò significa che ci metteranno più giorni per arrivarci, infatti devono fare 19.800 km in confronto ai 11.600 del Canale di Suez.

La mappa sotto mostra il viaggio intorno all’Africa, quello rosso tratteggiato.

Ecco il perché di tale operazione, proteggere la navigazione lungo tali tratti nel Mar Rosso.

Un operazione alla quale vi prendono parte gli USA, l’Inghilterra, Canada, Grecia e altre nazioni occidentali e non occidentali. In virtù del suo considerevole aiuto a sostegno della Palestina, lo Yemen si è rivelato un importante attore da tenere sott’occhio nello scenario medio-orientale.

E l’Italia?

Aveva intenzione di partecipare a tale missione ma poi si è ritirata. La presunta motivazione ufficiale sarebbe che la marina militare italiana aveva soltanto 63 missili, secondo quanto affermato dal ministro della difesa Crosetto. (Fonte: Aliseo)

Unica nota positiva è che in Italia a partire dal 1° gennaio 2024 è entrato in vigore il cosiddetto “Assegno di inclusione”, una misura di sostegno economico varata dal governo. L’assegno è riconosciuto ai nuclei familiari che abbiano almeno un componente in una delle seguenti condizioni: 

1) disabilità 

2) minorenne

3) con almeno 60 anni di età

4) in condizione di svantaggio

E concludo dicendo che a parte questa nota positiva dall’Italia, il resto non presagisce nulla di buono…

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